Chiudi

Nasce “singolare femminile” la nuova rubrica di tennis femminile.

“Singolare femminile” è la nuova rubrica bimensile che parla di tennis femminile. La prima tennista di cui tratteremo è Virginia Wade

Virginia Wade ha occhi di ghiaccio e capelli neri e prima di giocare una partita deve avere la pancia piena, per non pensare continuamente alla fame durante la gara.
Negli anni Settanta è considerata una senza carattere, una che ha vinto uno US Open nel 1968 e un Australian Open nel 1972 quasi per sbaglio. Una che non vincerà mai Wimbledon, anche se, come tutti i tennisti britannici, dovrebbe essere ciò per cui è nata.

«Essere brava non è abbastanza»: quando lo capisce, Virginia Wade cambia la sua carriera. Prima, giocava con un approccio istintivo, dopo comincia a capire come si vince, solo per poterlo rifare di nuovo e a convincersi che la tecnica serve, se non altro per far ricredere gli altri e per vincere Wimbledon almeno una volta.

Nel 1975 comincia a rivedersi, a limare gli errori, a fare della fatica una ragione per arrivare a un obiettivo e in estate a Eastbourne, il torneo pre Wimbledon, vince contro tenniste molto più titolate di lei: Martina Navratilova in semifinale e Billie Jean King in finale. Wimbledon è a un passo.

Ai quarti dello Slam sull’erba incontra Evonne Goolagonge, la partita è superba. Wade interpreta l’incontro al meglio possibile, quasi arrivando all’impossibile, con una precisione mai usata prima, con una cura al dettaglio mai messa in campo negli incontri precedenti. E perde, ma capisce che Wimbledon è ancora l’obiettivo che vuole raggiungere.

Nel 1977 è terza in classifica mondiale e in finale, Virginia Wade è insicura, non riesce a fare quello che le riesce bene: correre e stare nello scambio il più possibile. Nelle orecchie non ha parole di supporto: nessuno pensa che possa vincere contro Betty Stöve sull’erba, infatti il primo set fallisce, ma, sul 3-3 nel secondo, la partita cambia con tre palle: tre vincenti, uno dietro l’altro, tre colpi durante i quali Wade, accettando il pronostico sfavorevole, lo dimentica.

Mentre alza il Venus Rosewater Dishal al cielo, consegnatole dalle mani della Regina Elisabetta II, Virgina Wade dagli occhi di ghiaccio, figlia della Gran Bretagna, può finalmente restare a casa e il pubblico di Centre Court le canta il buon compleanno: intonando in coro For She’s a Jolly GoodFellow.

Per approfondimenti…
Vittoria a Wimbledon nel 1977
https://www.youtube.com/watch?v=0LdzDtNg2YM

di Elena Marinelli